Le regole della cortesia

Charles Alexander Eastman nato il 19 .02 1858 a Hakadah veniva chiamato Ohíye S’a , lui è stato un medico di Santee Dakota istruito presso l’ Università di Boston, scrittore di varie libri sulla storia degli Indiani d’America, docente nazionale e riformatore . All’inizio del XX secolo, era “uno degli autori e degli oratori più prolifici dell’etnohistory di Sioux-Lakota e degli affari americani americani” e morto il 08.01 1939

« Noi crediamo che l’amore per il possesso sia una debolezza da vincere e che chi è molto attaccato ai valori materiali mette in pericolo la sua armonia interiore. Per questo motivo i bambini vengono incoraggiati già da piccoli alla generosità. La divisione dei regali, in pubblico, è collegata ad importanti cerimonie ed ha, essa stessa, un ruolo importante nei festeggiamenti di nascite, di matrimoni, di cerimonie funebri ed ogni qualvolta vogliamo rendere un onore particolare ad una persona o ad un avvenimento. In queste situazioni è consuetudine distribuire tutti i propri averi. L’Indiano dà facilmente ciò che possiede. Lo regala ai parenti, agli ospiti di un’altra tribù o di un altro ceppo d’appartenenza, ma prima di tutto ai poveri e ai vecchi, dai quali non può aspettarsi niente in cambio »

Una frase di Ohíye S’a Charles A. Eastman dal suo libro L’anima del Indiano

I anziani Lakota insegnavano sin dal inizio della prima infanzia le vecchie regole della cortesia. Ai bambini si insegnava che la vera cortesia doveva essere espressa con le azioni piuttosto che con le parole. Era loro proibito frapporsi tra il fuoco e una persona anziana o un ospite, parlare mentre altri parlavano, prendere in giro una persona deforme o sfigurata. Se un bambino lo faceva senza volere, uno dei genitori lo rimproverava subito sottovoce. Espressioni come «scusate», «perdonatemi» e «mi dispiace», che ora sono usate spesso alla leggera e inutilmente, non esistono nella lingua Lakota. Se per sbaglio qualcuno feriva o creava disturbo a qualcun altro, diceva la parola «wanunhecun», «errore». Questo era sufficiente per indicare che non intendeva essere scortese e che ciò che era accaduto era un incidente. I nostri giovani, allevati in base alle vecchie regole di cortesia, non avevano l’abitudine oggi in voga di parlare senza sosta e tutti insieme. Questo sarebbe stato non solo maleducato ma anche sciocco; perché la sicurezza di sé, virtù sociale tanto ammirata, non può essere accompagnata dall’agitazione. Le pause erano rispettate educatamente, e non provocavano nessun disagio o imbarazzo.
Parlando a dei bambini, il vecchio Lakota posava una mano per terra e spiegava: «Sediamo in grembo a nostra Madre. Come tutti gli altri esseri viventi, veniamo da lei. Presto ce ne andremo, ma il luogo dove ci troviamo ora resterà per sempre». Così anche noi imparavamo a sedere o coricarci per terra e a prendere coscienza della vita intorno a noi nelle sue molteplici forme…

Mio padre mi disse anni fa: “La cortesia e un’arte che si impara da piccolo, se non viene radicato nel cuore, la persona in questione non si sa mai integrare nella società”

E noi abbiamo ancora vecchie forme di cortesie da trasmettere.. insegniamo ancora i veri valori della vita.. e abbiamo ancora rispetto verso la vita? Che Tu che cosa pensi? Con questo post vi auguro una buona fine settimana, vi abbraccio con amicizia Rebecca 🌻

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64 thoughts on “Le regole della cortesia

  1. Gli indiani insegnavano la generosità ai bambini, la nostra società, nella maggior parte dei casi, insegna ai propri figli l’attaccamento al denaro ed agli averi. Il risultato è sotto agli occhi di tutti, l’armonia interiore è difficile da trovare nella nostra società e di conseguenza anche la cortesia. Fortunatamente ci sono sempre anche molte persone generose e cortesi che non ci fanno perdere la speranza nell’umanità.
    A presto

    • Buongiorno caro amico, sai questi insegnamenti abbiamo avuti anche noi.. ho ricordi che quando ero nel autobus mi sono alzata per offrire il mio posto ad una persona anziana…

      se non avrei fatto sarei dichiarata maleducata
      a quei tempi la gente diceva quello che pensava…

      oggi nei autobus vedi gli anziani in piedi e i ragazzi seduti con il smartphone..

      un altro esempio nella folla se volevo passare dicevo con per messo e mi scusi posso passare…

      oggi sento spesso: “ehi vecchio spostati”
      anche io ho speranza che tutti noi cambiamo per il meglio .. la cortesia e un atto di civiltà ..

      buon weekend bussi 🌻

    • Ma dai Rebe’!!!! Che bello! Mi ricordi me quando nel 2008 – non avevo ancora un mio blog ma gia’ scrivevo firmandomi “marghian” su altri blog…- un mio commento fu… il numero 1000. Il “padrone” del blog scrisse: “Ecco, Marghian ha scritto il commento numero mille!”. Indovina l’argomento? La vita su Marte- e cosa se no?!!!- 🙂 Non mille commenti eh? Il millesimo, in tutto. Io avevo scritto una trentina. Ciao, complimenti e Bussy 🙂

      Marghian

        • Non li ho contati Rebecca, come non conto tutte le cose che mi piacciono, non conto i caffe’,non contavo le ragazze che mi piacciono 🙂 , e non le conto nemmeno adesso, non conto le sigarette (che mi piacciono!!! Scherzo, ma non fumo molto dai, poche ma ben godute e assaporate… ), come non conto le nuotate elle immersioni sott’acqua- se quest’anno viene mio nipote, fotoreporter che sta a Torino,vi faro’ vedere come nuoto sott’acqua, scendo ancora a 5 metri e passa, ma senza niente…15 anni fa ti toccavo i 15, non sto esagerando, ma non so sciare 🙂 – , come non conto le canzoni che ho imparato- quelle da imparare ancora di meno…troppe…-
          non conto le cose che mi piacciono. Ciao Rebe’, bussy 🙂

          Marghian

  2. Felicitazione Rebecca per il risultato che hai ottenuto per il tuo blog. Questi indiani erano proprio molto saggi ed anche tanto generosi altruisti, che meraviglia bisognerebbe prenderli ad esempio. Un abbraccio carissima buon sabato pomeriggio ❤

  3. Ciao Rebe’. passa da me, ci sono “le animale” 🙂
    Si’ Rebe’ , in un video di una canzone contro la caccia alle balene, alle foche e agli animali in genere. Di John Denver, ciao bussy 🙂

      • Ecco, il tablet, una cosa bella! Si vede meglio, e va bene per scrivere meglio del cellulare, dove calcando un tasto a volte ne tocchi due. Faccio per scrivere “ciao e mi vedo “ciai”, riprovo e ancora “ciai” e poi ancora “ciai”. Oppure “ciso”, che lasciando lo spazio diventa “viso”. Torno indietro, riscrivo “ciao” e di nuovo vedo “ciso” che diventa ancora “viso”,. E’ una faticata scrivere col telefonino, una faticata 😆
        E poi, il tempo che ci si mette. Adesso, al pc, ci ho messo un terzo del tempo, Bussy 🙂

        • e ora ti compri un Tablet lo fai prima a scrivere e poi anche telefonare … cosa voi di più … oggi mio pc ha fatto ancora capirci e mi secca eccessivamente … a volte potrei buttarlo fuori di casa…

          qui fa freddo e piove, ora mi faccio una buona tisana calda 💜

  4. Il vero signore e’ quello che e’ affabile nell’ animo, non per educazione. Un sorriso non dovrebbe essere elargito o impostato, ma naturale, spontaneo. Non ci dovrebbe essere conflitto tra quel che provi e quel che manifesti.La cortesia e la gentilezza sono sempre state portate come valori, che rendono più accettabile la vita, per il miglior rapporto che si instaura con gli altri .

  5. Cortesia, generosità, garbo
    dovrebbero essere innati e spontanei e, poichè è facilissimo perderli per strada sin dalla più tenera età, devono essere costantemente educati dai genitori con esempi di concretezza. Un padre volgare, una madre ingenerosa non potranno mai sorprendersi di vedere i figli loro specchio.
    Buon lunedì di festa,
    bussi 🙂
    Marirò

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