Mandare una cartolina

Mandare una cartolina?

Che cos’è una cartolina?

A cosa serve la cartolina?

Già, oggi in qualsiasi posto del mondo in cui ci troviamo possiamo mandare le nostre foto di vacanze a tutti parenti amici ecc.. Ovviamente si vede molto di più al confronto della cartolina. Ma non è vero, manca qualcosa, un saluto scritto al mano un francobollo mai visto sin d’ora. Una cartolina posso toccare e mettere come ricordo assieme con altre cartoline.. Una cartolina e una cosa personale scritto solo a me non è condiviso con altre persone.. Una Cartolina rimane soltanto un ricordo da tempi non tanto lontani.. Voi scrivete ancora cartoline di vacanze o lettere personale via posta? O diventato tutto digitale? Sappiamo ancora scrivere a mano? Come sempre vi abbraccio con questo post vi auguro un buon proseguimento di settimana Rebecca 🌻

Ps: Ci di voi sarebbe disposto cambiare in privato l’indirizzo postale per scrivere e spedire e ricevere cartoline?? Io ci sto e Tu??

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38 thoughts on “Mandare una cartolina

  1. Nonostante mio maritomi accusi spessp di essere diventata una cellular-computer dipendente, perchè adopero la tecnologia costantemente, io ad ogni viaggio invio cartoline a tutte le persone a me care. È la prima cosa che faccio, mi piace la sensazione di mandare un pensiero speciale, a chi non è con me. E hai ragione Rebecca cara, è molto più bello ricevere una cartolina, che magari arriverà quando si è già rientrati, ma che comunque è qualcosa di solo tuo! Felice giornata baci 😘

    • Non mi vedo dipendente del cellulare, ma amo la fotografia digitale con la mia piccola canon che porto quasi sempre con me..

      Amo scrivere cartoline anche a noi stessi cosi abbiamo un ricordo per sempre 😉 buona giornata cara Laura bussi 🌻

  2. Io acquisto sempre delle cartoline dei posti che visito, ma le conservo per me. Le foto che facciamo sono sempre personali e ovviamente interessano solo chi le scatta. Se invece voglio delle belle foto dei posti visitati allora nulla meglio della Rete dove trovo moltissime foto fatte da professionisti che usano super attrezzature e possono fare inquadrature da postazioni privilegiate.
    Felice giornata, un abbraccio, bussi
    enrico

    • Ciao Enrico, anche noi abbiamo una vasta raccolta delle cartoline, e vero in internet trovi a volte spettacolare foto, noi ci siamo comprato una fotocamera digitale e pian piano vogliamo fare anche noi foto senza fiato … ti abbraccio bussi 🙂

      • Ah, l’ho anche pensato, di chiedertelo per mail. Ora devo vedere quale delle mie casele mail, se “hotmail” dove mi arrivano le notifiche”- deve essere quella, vero?-, o “gmail” o “tiscali”. Poi guardo.
        Una volta provai a creare una casella mail con @wordpress.com- o .it/ e successe che tutte le notifiche arrivavano ad uno dei “masters” di WordPress. Un certo Andrea, ricordo anche il nome, che mi chiese di risolvere la cosa, e mi scrisse che non si poteva fare perche’ “dominio loro”. MI scusai, “non sapevo” eccetera. ciao 🙂

  3. TASTOFOLLIA

    di Fausto Corsetti

    Carta profumata, bigliettini con disegni, frasi che davano spazio ai sentimenti. Oggi, invece, le emozioni passano attraverso i tasti, poco cambia se del cellulare, dello smartphone o del computer.
    Dalle lettere che coprivano lunghe distanze impiegando giorni e giorni per giungere a destinazione, alle e-mail che ci arrivano qualche attimo dopo l’invio, alle chat o agli sms tramite i quali ci si può scrivere avendo una risposta nel tempo necessario per scriverla.
    Anno dopo anno si son fatti meno auguri a voce e per telefono e anche per e-mail; e tantissimi via social network, magari “urbi et orbi”. Ci sono stati meno incontri anche brevi per salutarsi. In compenso, nei momenti in cui si riusciva a tirare il fiato, si andava online. Per scambiare due chiacchiere con qualcuno che non fosse un cognato; per fare battute sugli ultimi strani eventi italiani; per rincuorare tutti, a metà pomeriggio del 25 dicembre, con dei “forza e coraggio” a sindrome influenzale galoppante. Poi magari ci si è visti con gli amici. I soliti. Non quelli, magari centinaia, che abbiamo su Facebook. E che stanno portando la parte “più evoluta” del pianeta, insomma i milioni e milioni di Facebook, quelli di Twitter e gli altri, a ridefinire il concetto di amicizia. Non più legame affettivo e leale tra affini che fa condividere la vita e (nella letteratura classica) la morte. Assai più spesso, un contatto collettivo. Non più una frequentazione continua fatte di serate, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai, un dialogo virtuale fatto di battute tra individui che quando va bene hanno incrociato i propri sguardi due volte…
    Tempi di “social networking”: l’amicizia si sta evolvendo, da relazione a sensazione. Da qualcosa che le persone condividono a qualcosa che ognuno di noi abbraccia per conto proprio. E non è poi raro che, dopo certi pomeriggi domenicali passati a chattare, ci si senta non appagati, guarda caso, lievemente angosciati e col mal di testa.
    In tanta pantagruelica abbuffata di parole la comunicazione e il modo di scrivere sono lentamente e inesorabilmente cambiati.
    Ci siamo tutti impoveriti nel linguaggio. Un buon discorso fatto fra due o più persone, nel passare da vocale a scritto, ha perso tutto il fascino di una tranquilla chiacchierata tra amici: non ci si guarda più in faccia per dirsi qualcosa ma si rimane incollati a schermi e schermucci a “pestare” o “lisciare” una tastiera, aspettando una risposta dall’altro.
    Guardarsi negli occhi mentre ci si parla è importante perché lo sguardo rispetto alle parole esprime meglio i concetti, i sentimenti, gli stati d’animo. E’ troppo comodo mascherarsi dietro uno schermo ed esprimere ciò che si pensa piuttosto che affrontare la conversazione a viso aperto.
    E’ innegabile d’altro canto che questo sia uno strumento comodo e veloce per comunicare e trasmettersi informazioni o materiale, ma – come tutte le cose – anche questo deve essere adoperato nel giusto modo perché risulti veramente utile e non diventi un alibi, un paravento dietro cui nascondersi per paura di affrontare l’interlocutore faccia a faccia.
    Da tutta la tecnologia che ci “avvolge” e continuerà ad avvolgerci non trarre beneficio sarebbe forse poco intelligente, l’importante è usarla con raziocinio e quando realmente serve, e non per pigrizia o altro; ci deve aiutare a semplificare le cose non a renderci più pigri; avari persino nella possibilità di scambiarsi uno sguardo, un sorriso, una carezza.
    Anche una mano che accarezza, se non è accompagnata da uno sguardo che sostiene e che avvolge, non è efficace e convincente. Sono infinite le parole che possiamo scrivere, pronunciare , “postare” ma solo poche quelle che restano, che riescono ad abitare le stanze interiori del cuore.

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